Se sei un patito del “chi fa da sè fa per tre” oppure dell’eroe al comando salta a piè pari questo post, è pensato per i comuni mortali, come me.

Dopo tanti mesi di presenza poco metodica ritorno alle buone pratiche e ad una serenità che è, prima di tutto, interiore. E sì perché, inevitabilmente, ogni 7-10 anni la vita si complica e, ogni volta, mi chiedo: dove ho sbagliato? Come se avessi il potere di invertire il normale alternarsi degli eventi, a mio piacimento.

Ma non è mai così, all’inizio della mia carriera lo credevo, ma ora ho accettato con serenità che tantissime cose non dipendono da me. Chi mi conosce sa che dico spesso che il 50% delle cose che accadono nella nostra vita è completamente fuori dal nostro controllo.

Un estratto di vita reale per capirci:

Nel 2019 avevo deciso di chiudere la mia piccola web agency per dedicarmi a pochi clienti, molto focalizzato sul settore viaggi, che allora andava molto bene.

Nel 2020 il mio fatturato, a causa del COVID è crollato, chi poteva viaggiare nel 2020 e 2021? Per qualche tempo ho pensato di aver sbagliato. Ma chi poteva immaginare quello che è successo nel 2020?

Alla fine questo fallimento apparente mi ha permesso di dedicarmi al Project Management Agile, di investire sul mio progetto Fai ciò che sei e sulla formazione.

Avrei potuto, viceversa provare “attaccamento” per il vecchio Fabio (oggi in realtà sono più vecchio di allora ma va bé) senza lasciare spazio al nuovo. E fino a qui una narrazione classica. Si risorge sempre alle ceneri…

Tutto rose e fiori quindi? Assolutamente no, perché la vita a volte ti mette alla prova per vedere fino a dove sei disposto ad arrivare. E anche a me è successo così.

Ogni cambiamento richiede una perdita e la perdita può farci sentire la paura del vuoto. Quando il lavoro non funziona, si perde la serenità, con la serenità il sonno e l’equilibrio, in tante direzioni lavorative e non. A me non è successo nel periodo Covid, ma un po’ dopo.

È stato un malessere sottile, tutto quell’isolamento apparentemente non mi aveva colpito, ma quando si è trattato di riprendere il passo mi sono accorto che qualcosa non andava. Non c’era lo stesso entusiasmo, la stessa energia, le relazioni erano diventate più faticose e sono iniziati mille dubbi su quale direzione prendere. Tutto sembrava diventato più faticoso e improbabile.

“Un’onda molto grande e ti butta giù.

Ti ritrovi sul fondo con la sabbia nel naso e in bocca. E giaci lì e hai una possibilità. Puoi restare lì o puoi alzarti e ricominciare a camminare per uscire dall’acqua.

Ti alzi, perché l’opzione “restare lì” equivale a morire.

Metaforicamente, restare lì è ciò che molti di noi scelgono di fare a quel punto. Ma tu puoi scegliere di alzarti e iniziare a camminare e, dopo un po’ un’altra grande onda arriva e ti butta giù.

Ti trovi nel fondo dell’oceano con la sabbia in bocca e nel naso e nuovamente hai la possibilità di restare lì o di alzarti e andare avanti. Le onde continuano ad arrivare, e tu continui a coltivare coraggio, audacia, senso dell’umorismo per rapportarti a questa situazione. Tu continui ad alzarti e ad andare avanti.

Dopo un po’ inizierà a sembrarti che le onde diventino sempre più piccole E non ti butteranno più giù.” Cit. Pema Chodron

Quindi ce l’ho fatta da solo? Assolutamente no!

Questo è proprio l’insegnamento di questi anni. Se si è in difficoltà si deve chiedere aiuto. Per una volta spudoratamente.

La narrazione dell’eroe al comando, di “chi fa da sé fa per tre” e compagnia cantante, sinceramente mi ha un po’ stufato ed è poco funzionale al periodo che stiamo vivendo.

Io preferisco di gran lunga il detto keniota “da soli si va più veloci, insieme si va più lontano” ed è questo il motivo per cui alla formazione ho cominciato ad affiancare dei momenti diversi, più dialoganti:

le Masterclass nel 2023 e il Gruppo di Pratica, che partirà a marzo di quest’anno.

Due iniziative che hanno preso forma in questi anni intensi e bellissimi di collaborazione con la @fastwebdigitalacademy

L’obiettivo di questi momenti di aggregazione è la condivisione di strumenti e difficoltà che, inevitabilmente si incontrano lungo il percorso di un nuovo progetto professionale.

Si passa da una progettazione in solitaria a una progettazione condivisa.

“Anche se siamo solitari siamo animali sociali perché abbiamo paura. Soprattutto quando siamo in area di cambiamento. Muoversi in gruppo è più facile. Abbiamo bisogno di appartenere a un gruppo.”

Citazione non casuale alla diretta Instagram su Gratitudine e cambiamento di Nicoletta Cinotti. Nicoletta spero tu non me ne voglia per le continue citazioni esplicite e implicite, è il mio modo di dirti grazie del tuo immenso lavoro. Qui Il link alla diretta.

E in questo sentire raccolgo il testimone anche da Alessandra Farabegoli che in un post pre natalizio che ho conservato – Oltre lo specchio insieme – dà una lettura del momento storico molto interessante che condivido. “L’illusione di potersi salvare da soli è potente, perché appare più alla portata di mano rispetto al cambiamento collettivo: in fondo, decenni di manuali di auto-aiuto non ci hanno inculcato il principio che è solo su noi stessi che possiamo agire?” Vi invito a leggerlo.

Daniele Carraro un po’ di responsabilità ce l’hanno le nostre chiacchiere a tutto campo 😂

Francesca Viperli grazie, tu sai perché.

Dedico infine questo post a tutti i 1000 e più partecipanti di tutte le edizioni di Fai ciò che sei, alla loro simpatia e voglia di cambiare. Insieme si può.

Se vuoi partecipare alla prossima Masterclass Fai ciò che sei su Time & Project Management il 21 febbraio alle 18 qui il link per iscriverti. Un caro saluto.

Fabio