Eccomi qua, in una piovosa giornata di aprile.

Due venerdì fa facevo il bagno in Liguria e oggi ho il cappello di lana e l’ombrello. Eh però, questo… vabbè, fa parte della primavera. Anche se, indubbiamente, in questo periodo i cambiamenti continui – a livello di clima e non solo – fanno un po’ parte del panorama. Un contesto che Jamais Cascio ha definito BANI, ovvero:

  • Brittle (fragile): dove le cose improvvisamente si rompono senza preavviso.
  • Anxious (ansioso): un contesto che genera ansia, perché ci sono talmente tante scelte e possibilità che qualsiasi decisione – per il paradosso delle scelte – sembra quella sbagliata. Anche quando sembra giusta, dopo averla presa ti chiedi: “Ma forse sarebbe stato meglio fare altro?”
  • Nonlinear (non lineare): gli effetti sono scollegati dalle cause. Quello che succede non è sempre direttamente collegato a ciò che facciamo.
  • Incomprehensible (incomprensibile): è difficile cogliere i legami tra causa ed effetto, e spesso le cose sembrano avere un che di misterioso.

Tutto questo rende l’ambiente estremamente difficile, non solo da vivere ma anche da gestire, specialmente a livello lavorativo.

Mindfulness e project management

Project management e complessità

Il project management, nato nel 1917 con il primo diagramma di Gantt e poi evoluto (ahimè, anche in contesti bellici), ha radici solide nella società industriale. Ma oggi qualche problemino ce l’ha.

Anche se aiuta a ridurre l’incertezza, quando le cose cambiano da un momento all’altro, tutto può più diventare complicato. E lo diventa soprattutto a livello di metodologia.

Per questo motivo io utilizzo un approccio più agile, più flessibile, più orientato al cambiamento a quello che accade nel brevissimo.

Un’ingrediente “magico”: la mindfulness

Ho voluto affiancare al project management agile un’altra componente, che apparentemente non c’entra nulla: la mindfulness.

Perché? Perché l’ho incontrata nella mia vita nel 2016, e ha cambiato completamente il mio approccio al lavoro, rendendolo decisamente migliore.

Da allora ho cercato di capire come portarla nel mondo lavorativo: studiando, testando, provando… ho iniziato ad avere conferme su alcuni benefici collaterali, che però non sono mie fantasie, ma sono scientificamente provati.

Ti basta andare su pubmed.gov, uno dei portali scientifici più autorevoli per trovare oltre 25.000 studi sulla sua efficacia, in ambito medico e non solo.

Le 5 verità scientifiche sulla Mindfulness (utili nel Project Management)

Per quanto mi riguarda, la mindfulness supporta in cinque aree fondamentali:

Aumenta concentrazione e focus

In un mondo pieno di distrazioni, essere più presenti e attenti è tutt’altro che banale.

Migliora la capacità di valutazione

Aiuta a distinguere cosa si può cambiare e cosa no. È inutile sbattere la testa contro un muro.

Migliora la gestione delle emozioni

In tempi incerti, il panorama emotivo diventa frastagliato. La paura di sbagliare è dietro l’angolo, e l’ansia… pure.

Aumenta l’energia vitale

Grazie a un miglior riposo (che già di per sé fa tanto), ma anche perché riduce il lavoro mentale e la tensione fisica.

La tensione, infatti, è un lavorio muscolare costante che stanca e, se cronicizza, porta anche dolore fisico.

Riduce lo stress

In ultimo la mindfulness attiva il sistema nervoso parasimpatico, contrastando quello simpatico che è la causa principale dello stress.

Ecco 5 buoni motivi per cui cerco di integrare mindfulness e project management nella mia attività.

Non è una bacchetta magica, certo. È qualcosa che richiede tempo, costanza, impegno, ma porta a una crescita sana, organica , sostenibile per noi e per le nostre aziende. Una crescita che dura nel tempo.

Se sei un imprenditore che fatica a ritrovarsi in un mondo complesso, e vuoi comprendere come project management agile e mindfulness possano funzionare nella tua azienda, scrivimi. Sarò felice di raccontarti le mie esperienze.