Trasformare il lavoro in questi ultimi anni della mia carriera, è il mio scopo,  è il mio perchè come direbbe Simon Sinek, la mia intenzione.

È qualcosa che faccio per me e per gli altri, spero per molti, per più persone mi sarà possibile.

Trasformare il lavoro non vuol dire  per forza cambiare lavoro, spesso si tratta di cambiarne alcuni aspetti, di comprendere a fondo il proprio work model, come lo definirebbero Tim Clark o Luigi Centenaro, di capire da cosa partire. 

Il tutto per  per generare un effetto domino in grado di cambiare  in modo positivo il lavoro, ma soprattutto l’armonia complessiva di tutta la vita.

La forza di un'intenzione 2

Per molti anni ho vissuto il lavoro come un dovere, qualcosa di ineluttabile di faticoso e, soprattutto, qualcosa in cui non mi sentivo mai del tutto al mio posto, mancava sempre qualcosa, non era mai abbastanza.

Poi ad un certo punto, nel 2013 ho incontrato la meditazione con Chandra Candiani e la mindfulness poco dopo, nel 2016, con Carolina Traverso. In pochi anni i miei orizzonti professionali sono cambiati.

Il lavoro ha preso un altro posto, non meno importante ma più centrale, non più qualcosa che rubava tempo alla mia vita, ma qualcosa che aggiunge valore e armonia.

Nel 2020 l’incontro con il project management agile mi ha dato un ulteriore supporto metodologico. Se la mindfulness mi ha dato visione, focalizzazione e disciplina, il project management agile mi ha fornito una bussola per imparare ad occuparmi solo di quello che ha maggiore impatto, valore, per me e per gli altri.

Non è stato un percorso lineare, né facile, non lo è mai quando si apre una nuova via.

Non ci sono certezze, si conosce la direzione, ma risulta difficile stimare la durata del viaggio e a volte la destinazione cambia. La realtà ti svela una mappa diversa da quella che avevi in testa, ma spesso migliore dell’originale.

E ci sono stati momenti, anche recenti, di scoramento e depressione, quei momenti in cui sembra che tutte le mappe non portino dove dovrebbero.

In questo viaggio gli incontri e le relazioni mi hanno nutrito e dato conferme, a volte supportato. Questa forse è la consapevolezza più grande che ho acquisito.

Per questo motivo a maggio, concluso l’ultimo laboratorio del primo ciclo 2024 di Fai ciò che sei , partirà un Gruppo di Pratica. Un luogo virtuale aperto a chiunque abbia partecipato ad una delle iniziative formative “Fai ciò che sei” di questi anni. Sarà un gruppo che prevede un massimo di 20 persone. Un incontro di 90 minuti, con cadenza settimanale per progettare insieme un futuro lavorativo diverso, nei prossimi 6 mesi.

Ripercorreremo insieme tutti gli step di Fai ciò che sei, ognuno alla luce del il proprio percorso professionale. Ci confronteremo su difficoltà, paure, inciampi.

Un po’ come uno stormo di rondini che affrontano insieme un lungo viaggio, difficile, a volte impossibile se si partisse da soli.

Queste parole sono il frutto di due settimane di “inabilità” forzata: molte cose sono diventate più semplici, la visione più vivida, la direzione più chiara.

PS nella foto si intravede una delle due compagne di viaggio di queste settimane: una stampella.